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Area di ricerca Chimica e Fotochimica Supramolecolare 

(Vincenzo Balzani, Paola Ceroni, Alberto Credi, Marco Montalti, Margherita Venturi)

 La Chimica Supramolecolare è una nuova branca della Chimica nata attorno agli anni ’80. É “la Chimica oltre la molecola”, come l’ha definita il premio Nobel per la Chimica J.-M. Lehn, dal momento che si occupa degli aggregati di molecole cioè dei sistemi che si originano dall’interazione fra molecole. L’interesse per questa nuova disciplina si basa su due importanti osservazioni: (a) nel passaggio dalle molecole agli aggregati molecolari, detti sistemi supramolecolari, possono emergere nuove proprietà spesso di grande pregio tecnologico e (b) le proprietà emergenti, derivando dall’integrazione delle caratteristiche e dal lavoro cooperativo delle singole molecole organizzate nella struttura supramolecolare, possono essere programmate scegliendo in modo opportuno i “pezzi” da assemblare. Fra le proprietà emergenti di particolare interesse sono quelle legate ai processi fotochimici e fotofisici che avvengono nei sistemi supramolecolari e che costituiscono l’oggetto di studio della Fotochimica Supramolecolare. In tali sistemi l’eccitazione fotonica può facilmente causare, oltre che reazioni chimiche, anche il trasferimento di energia elettronica o il trasferimento di elettroni fra i vari componenti del sistema: è proprio su questi processi che si basa la fotosintesi.

La ricerca nel campo della Chimica e Fotochimica Supramolecolare riguarda lo studio dei sistemi sotto riportati. Per maggiori informazioni: www.ciam.unibo.it/photochem/

 

a) Sistemi per la conversione dell’energia e l’elaborazione di segnali: le architetture studiate  in quest’ambito sono dendrimeri, macromolecole monodisperse con struttura ad albero ben definita, che a seconda delle unità costituenti possono svolgere la funzione di antenne, di sensori luminescenti con amplificazione del segnale, di batterie molecolari e di nanocontenitori a rilascio fotocontrollato; nanoparticelle fotoattive (di silice, metalliche, quantum dots) che per le loro particolari proprietà chimico-fisiche trovano applicazioni in svariati settori, dalle scienze analitiche (sensori luminescenti) alla diagnostica medica (imaging fluorescente) e alla scienza dei materiali (dispositivi fotoemissivi, additivi per polimeri, etc.).

 

b) Macchine molecolari: questa linea di ricerca riguarda la progettazione, la sintesi e lo studio di sistemi multicomponente (nella maggior parte dei casi rotassani, catenani e specie correlate) capaci di compiere movimenti meccanici dei loro componenti molecolari in risposta a stimoli esterni (aggiunta di reagenti chimici, applicazione di potenziali elettrici, irradiazione luminosa). Anche se la costruzione di nanomacchine artificiali con complessità comparabile a quelle biologiche è attualmente irrealizzabile, la ricerca in questo settore ha permesso di ottenere numerosi e interessanti risultati, fra cui un ascensore molecolare e un nanomotore azionato ad energia solare. L’obiettivo che al presente ci si pone consiste nell’individuare strategie per ottenere nanodispositivi meccanici in grado di compiere funzioni specifiche, come il controllo della permeabilità di membrane, la cattura ed il rilascio di piccole molecole, fino alla possibilità di ottenere lavoro meccanico su scala micro- e macroscopica (muscoli molecolari).

 

c) Nanosistemi per l’elaborazione dell’informazione: questa linea di ricerca riguarda la possibilità di sviluppare nuovi paradigmi per elaborare informazioni simili a quelli utilizzati dagli organismi viventi, nei quali le informazioni sono trasportate, trasformate e immagazzinate utilizzando ioni e molecole. La costruzione di un vero e proprio computer chimico in grado di sostituire gli attuali calcolatori a stato solido è l’obiettivo più affascinante – ancorché futuristico persino dal punto di vista della ricerca di base – di questi studi. Nel breve-medio periodo ciò che ci si attende è la realizzazione di dispositivi per applicazioni specifiche in campi come la diagnostica, la medicina e la scienza dei materiali, ambiti incompatibili con i circuiti elettronici basati su semiconduttori (ad esempio all’interno di una cellula o in una membrana).

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