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Quest'anno i nostri studenti sono stati in Abruzzo 

16 aprile 2016

Viaggio d’istruzione in Abruzzo

27-30 maggio 2016

Questo è stato il Programma del viaggio:

•      Giorno 1: Partenza per l’Abruzzo con pranzo tipico nella Piana di Campo Imperatore – Visita al Borgo di Castel del Monte (AQ) e al suo percorso museale accompagnati da una guida locale.

•      Giorno 2: Escursione a piedi verso la cima del monte Tremoggia accompagnati da una guida locale – Spostamento verso l’albergo di Campo Imperatore e visita dell’area.

•      Giorno 3: Visita dei borghi di Castelvecchio Calvisio e Santo Stefano di Sessanio - Visita di Rocca Calascio.

•      Giorno 4: Visita della città de L’Aquila e rientro a Bologna.

  

L’arrivo in Abruzzo, dopo diverse ore di noiosa autostrada, è caratterizzato da un cambiamento del paesaggio repentino e deciso: lasciando la costa a Giulianova ci si ritrova davanti lo scenario maestoso del massiccio del Gran Sasso che si erge quasi dal nulla con pareti di roccia scoscese. In pochi chilometri in linea d’aria, infatti, si passa dai paesi delle colline teramane a circa 3/400 metri ai 2500 e oltre (il Corno Grande, il punto più alto del massiccio, arriva a quota 2912).

Passata la lunga galleria del traforo del Gran Sasso il gruppo di geografi si è ritrovato in un ambiente diverso, molto più selvaggio e naturale che, salendo da Assergi verso la Piana di Campo Imperatore, ha visto mano a mano boschi decidui e le conifere lasciare il posto a prati verdi e spazi sconfinati.

 

La Piana di Campo Imperatore è un ampio altipiano che si estende per circa 20km di lunghezza, con un’altitudine variabile tra i 1500 e i 1900 metri, caratterizzato da dolci pendii, pianure alluvionali di origine lacustre, morene, circhi glaciali, brecciai e fiumare, circondati da alcune delle Cime più elevate dell’Appennino, tanto da essere denominate “Piccolo Tibet”: Scinderella (2233m), Monte Portella (2385m), Monte Aquila (2494m), il Brancastello (2385m), Monte Prena (2561m), Monte Camicia (2564m) e il Corno Grande (2912m). 

 

 

L’Altopiano, inoltre, è parte del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, che ne preserva l’incredibile biodiversità, che va dagli ampi pascoli punteggiati da pecore, bovini e cavalli allo stato semibrado nei mesi caldi, alla flora alpina delle scoscese pareti rocciose. Il Parco è l’area protetta europea che ospita il maggior numero di piante (2364) ma vi trovano rifugio anche numerosi esemplari di fauna quali il lupo appenninico, il capriolo, il cervo, il camoscio d’Abruzzo e qualche esemplare di orso.

 

Al loro arrivo nella piana studenti e professori al loro arrivo nella piana hanno avuto la fortuna di potersi riprendere dal viaggio in pullman degustando in un rifugio prodotti tipici e buon vino all’aria aperta… come inizio non si poteva chiedere di meglio!

Nel pomeriggio del primo giorno si è poi raggiunto il paese di Castel del Monte, fulcro del viaggio in quanto sede di tutti i pernottamenti del gruppo.

 

 

Il borgo oggi è un comune di poco meno di 500 anime, mentre in passato, all’epoca d’oro della transumanza, di cui era un importante centro, arrivò ad ospitare svariate migliaia di abitanti. Le sue particolarità sono sia storico-culturali che architettoniche, presentando una struttura urbanistica unica, con le sue piazzette, vicoli, torrioni perimetrali, mura e case-torri, nonché gli sporti, probabilmente la struttura architettonica più originale del borgo: strade coperte su cui è costruita parte delle abitazioni, per sopperire alla mancanza di spazio tipica dei paesi fortificati d’alta quota.

La visita del borgo ha incluso i diversi edifici facenti parte del “Museo diffuso”, una particolarità di Castel del Monte: una rete museale che tocca molti luoghi nel borgo dove, nel loro complesso, si capisce la storia del paese, della Transumanza e delle tradizioni.

La transumanza tra gli aspetti culturali che hanno marcato il territorio e la storia di questi luoghi è uno tra i più importanti e che merita di esser ricordata in modo particolare. Si trattava della tradizionale forma di pastorizia itinerante che prevedeva uno spostamento degli ovini dalle alte quote dei pascoli abruzzesi verso le terre del tavoliere delle Puglie, che a causa del clima più mite offrivano la possibilità di far svernare le greggi. Questo trasferimento avveniva alla fine della stagione calda secondo un calendario stabilito dalle istituzioni locali, per andare in cerca di zone adatte a passare l'inverno con il bestiame e dove poter trovare dei pascoli in grado di sfamare le enormi greggi. All'inizio di una nuova stagione calda, si transumava nuovamente verso i pascoli più freschi del Molise e dell'Abruzzo. L'importanza economica di questa attività era tale essere gestita da due specifiche istituzioni del Regno di Napoli: la Regia Dogana della Mena delle Pecore di Foggia e la Doganella d'Abruzzo. Questa pratica pastorale aveva un ruolo fondamentale per l’economia della regione, tanto che si calcola che alla metà del XV secolo non meno di tre milioni di ovini e trentamila pastori percorrevano annualmente i tratturi, i sentieri sui quali venivano fatti spostare gli ovini, mentre nel XVII secolo i capi coinvolti erano circa cinque milioni e mezzo. L'impatto che la pastorizia esercitava era tale da fornire sussistenza a metà della popolazione abruzzese, direttamente o indirettamente.

L’indomani è stato il giorno dell’escursione a piedi in montagna. Seguendo i dettami di Bruno, la nostra guida locale, il gruppo dalla Piana di Campo Imperatore è salito sino ai 2380 metri d’altezza del Monte Tremoggia, montagna situata poco più a sud-est del più alto e imponente Monte Camicia.

Nonostante la densa foschia, lo spettacolo garantito da questa montagna, ma anche da tutte le altre del massiccio del Gran Sasso in realtà, è stato splendido con lo sguardo che si perdeva verso il teramano e il pescarese sino al mare Adriatico a est e la Piana di Campo Imperatore e altre montagne abruzzesi (Majella e Velino a farla da padrone) a sud e a ovest.

Durante la discesa il gruppo si è poi diviso in due: una metà è scesa subito verso la piana mentre altri hanno proseguito la camminata lungo il crinale scalando anche il Monte Siella (2026 metri) e vivendo un momento emozionante quando un gruppo di tre camosci, fino a poco tempo fa ad altissimo rischio d’estinzione, è passato a pochi metri di distanza.

Al termine dell’escursione a piedi la giornata si è conclusa con una visita all’Hotel di Campo Imperatore, storicamente famoso in quanto qui fu esiliato Benito Mussolini dopo che il Re ordinò il suo arresto. Mussolini, dapprima portato sull’Isola di Ponza e poi alla Maddalena, arrivò a Campo Imperatore il 28 Agosto 1943 e qui rimase fino al 12 Settembre quando un gruppo di paracadutisti tedeschi lo prelevò e portò in Germania.

Da quel momento in poi, grazie alla funivia per Assergi e ad altri impianti di risalita, questo luogo è diventato meta del turismo invernale.



La terza giornata in Abruzzo è stata caratterizzata da quattro tappe in successione.

Protagonista della prima sosta è stato il borgo semi abbandonato di Castelvecchio Calvisio. Il terremoto del 2009 ha dato il colpo di grazia a questo paesino che già stava subendo un forte processo di spopolamento. Caratteristiche del borgo sono la pianta ellissoidale di stampo romano, gli archi, le volte e i “barbacani”; scale esterne che venivano costruiti per sfruttare gli spazi e aumentare le superfici delle case.

Successivamente, il gruppo si è spostato a Santo Stefano di Sessanio, altro paesino gravemente danneggiato dal terremoto ma che ha saputo attirare nuovamente persone e turisti grazie all’idea dell’albergo diffuso portata avanti da privati. Importanti per l’economia del paese sono anche le famose lenticchie coltivate nell’area attorno al borgo mediceo e vendute in tutto il mondo.

Terza tappa della giornata è stata nuovamente a Campo Imperatore per il pranzo in una tipica macelleria abruzzese dove si comprano e si grigliano sulle cosiddette “fornacelle” carne, formaggi e verdure, il tutto a Km 0 a disposizione all’aperto per i numerosi ospiti. Tradizione abruzzese è la gara a chi mangia più arrosticini, un’attività che coinvolge anche i forestieri con grande successo.

Dulcis in fundo i geografi si sono recati a Rocca Calascio, un luogo suggestivo che domina la valle del Tirino. La Rocca, di epoca medievale, si erge in cima alla montagna che sovrasta il paesino di Calascio e si trova a una quota di 1460 metri. Caratteristiche di questo importante monumento sono la sua maestosità, data dalle quattro torri cilindriche d’angolo, e il panorama sconfinato a 360° tutt’attorno, dominante oltre alla già citata valle del Tirino anche le aree appenniniche attorno a Castel del Monte, Castelvecchio, Santo Stefano e Ofena.


Il quarto ed ultimo giorno è stato sicuramente il più emotivamente intenso: la visita a L’Aquila, capoluogo dell’Abruzzo, devastata dal terremoto, è stato un momento di presa di coscienza delle terribili conseguenze che una catastrofe naturale può avere su un territorio e la sua popolazione.

Andare a L’Aquila è stato soprattutto questo perché la realtà a sette anni di distanza dal sisma è ancora grave e lontana dal tornare “normale”.

Per questo motivo tutto il gruppo si è recato dapprima all’Università del capoluogo abruzzese per assistere a una lezione informativa dello stato delle cose presieduta dalla professoressa Lina M. Calandra che successivamente, insieme alle sue assistenti, lo ha accompagnato per le vie della città dove con i loro occhi hanno potuto osservare la devastazione del centro storico.

Purtroppo per la popolazione aquilana i problemi sorti con il sisma del 6 Aprile 2009 non sono stati gli unici per cui indignarsi e protestare. Le abitudini, gli stili di vita, il tempo libero delle persone è mutato drasticamente anche per colpa delle politiche di ricostruzione della città e delle sue frazioni. Famoso per i vari scandali ad esso collegati è il progetto C.A.S.E., gruppi di edifici ad uso abitativo creati dal nulla in aree isolate e privi dei più basilari servizi. Inoltre si è scoperto che alcune di queste nuove case sono state costruite con materiali scadenti e senza seguire le adeguate norme di costruzione.

Ultima tappa del viaggio d’istruzione è stato proprio un sito del progetto C.A.S.E. in località Cese di Preturo, tristemente noto per i crolli di alcuni balconi e che ora è disabitato, abbandonato e posto sotto sequestro.


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