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Norme redazionali per l'elaborato finale

Linee guida per la stesura della tesi magistrale.

 

Norme per redigere la tesi magistrale

La copia ufficiale della tesi caricata in formato pdf attraverso l’apposito form di Studenti on line, si deve attenere a queste norme redazionali.

Non è necessario presentare la tesi in formato cartaceo. Il relatore e il correlatore possono, a loro discrezione, chiedere una copia cartacea della tesi. La versione ufficiale non modificabile è quella caricata on line.

 

1. Formattazione

Il testo devo essere redatto utilizzando il font Times New Roman.

La dimensione del font deve essere di 12 o 13 punti; le note vanno in corpo 10.

La misura dei margini destro-sinistro e superiore-inferiore deve essere di 2,5 cm.

L’interlinea deve essere 1,5.

A titolo esemplificativo, è disponibile un foglio di stile in formato word già impostato con questa formattazione (vedi in allegato)

 

2. Lunghezza della tesi

Il testo centrale della tesi (escluse la bibliografia ed eventuali appendici) con questa formattazione deve avere una lunghezza minima di 80 pagine.

Non è previsto un numero massimo di pagine. La lunghezza complessiva dell’elaborato deve essere concordata con il proprio relatore.

 

3. Sommario

La struttura ​del sommario rispecchia quella della tesi e va quindi concordata con il relatore. Il sommario deve comparire all’inizio della tesi e deve comprendere tutte le partizioni del testo (oltre ai capitoli, anche i riferimenti bibliografici ed eventuali appendici).

4. Citazioni nel testo

Le citazioni di testi in prosa che superano le tre righe vanno riportate in corpo più piccolo (non inferiore a 10) rispetto al testo, separate dal testo e lievemente rientrate a destra. Lo stesso deve avvenire per i testi in versi, ma con un rientro a destra più ampio. Brevi porzioni di testi poetici citate nel testo vanno riportate separando i versi tramite barra diagonale, le strofe tramite barra diagonale doppia.  (p. es.: «Nel mezzo del cammin di nostra vita / mi ritrovai per una selva oscura»; «e van con lui le torme // delle cure onde meco egli si strugge»).

Brevi citazioni non separate dal testo e che formano un continuo con il discorso devono essere segnalate da virgolette basse a caporale (« »), ad esempio:

Migliorini nota che «se le lezioni pubbliche si tenevano di regola in latino, si facevano in italiano quelle private [...]».

Le citazioni lunghe, separate dal testo, non devono essere racchiuse tra virgolette. Al loro interno le virgolette vanno impiegate secondo il sistema adottato per il testo (cfr. punto 5).

L’omissione di porzioni di testo va indicata tramite puntini racchiusi fra parentesi quadre: […].

 

5. Citazione delle fonti o dei testi consultati

Esistono due grandi famiglie di metodi di citazione bibliografica nel corso di un lavoro scientifico:

-       Riferimenti bibliografici in nota (v. 5.1.)

-       Sistema autore/data (v. 5.2.)

La scelta del metodo di citazione dipende dalla disciplina e dal tipo di ricerca e deve essere concordata con il relatore.

                      

 5.1. Riferimenti bibliografici in nota

 

Libri

a.     Nome e Cognome dell’autore o degli autori per esteso; se gli autori sono due o tre, i nomi vanno separati da una virgola; se più di tre, vanno omessi e la citazione inizia col titolo dell'edizione, ad esempio:

Alberto M. Banti, Il Risorgimento italiano, Laterza, Roma- Bari, 2004

più autori (fino a 3):

Andrea Battistini ed E​zio Raimondi, Le figure della retorica: una storia letteraria italiana, Einaudi, ​Torino, 1990.

più autori 8oltre 3), caso tipico di atti di convegno e miscellanee:

Bibliografia di studi archeologici e scienza dell’antichità, a cura di Rita Santolini e Sergio Minneo, “L’erma” di Bretschneider, Roma, 1989.

b.     Nel caso di uno , due o tre curatori si dà la precedenza al titolo; in caso di più di due curatori, si cita solo il primo curatore, seguito dalla formula et al. Ad esempio:

Antologia della poesia italiana, a cura di Cesare Segre e Carlo Ossola, Vol V: Seicento, Torino, Einaudi, 2001, p. 21 o pp. 27-28.

 Titolo e Sottotitolo dell'opera

·      eventuale numero del volume dell’opera consultato: vol. seguito da cifra romana], ad esempio:

Antologia della poesia italiana, a cura di Cesare Segre e Carlo Ossola, Vol V: Seicento, Torino, Einaudi, 2001, p. 21 o pp. 27-28.

  

Talvolta possono mancare il luogo di edizione (se nella fonte citata non è indicato scrivere: s.l. = sine loco) e/o l’editore (scrivere s.n. 0 sine nomine), seguendo l’esempio:

 

Vent’anni di studi sulla lettura: bibliografia 1984-2003, a cura di Giorgio Palmieri e Tania Scimone – [S. l. : s.n.], 2004

 

·      Anno di edizione (Le edizioni successive alla prima possono essere indicate tramite esponente numerico aggiunto all’anno di edizione: 2001², 2001³ ecc.; se nel libro non è indicato scrivere: s.d), ad esempio:

Lucian Febvre, Henri-Jean Martin, La nascita del libro, a cura di Armando Petrucci, Laterza, Roma-Bari, 2001 (rist. ed. Laterza, 1977)

·      indicazione della/e pagina/e consultate: p./ pp., ad esempio:

Antologia della poesia italiana, a cura di Cesare Segre e Carlo Ossola, Vol V: Seicento, Torino, Einaudi, 2001, p. 21 o pp. 27-28.

 

Articoli di riviste, quotidiani e altri periodici, opuscoli

 

·      Nome e Cognome dell’autore/i (per esteso),

Giovanna Cordibella, Verso un classicismo europeo. Carducci e le origini della ricezione italiana di Hölderlin, «Studi e problemi di critica testuale», LXXV, 2007, pp. 97-117.

 

·      Titolo e Sottotitolo dell’articolo (in corsivo),

Giovanna Cordibella, Verso un classicismo europeo. Carducci e le origini della ricezione italiana di Hölderlin, «Studi e problemi di critica testuale», LXXV, 2007, pp. 97-117.

 

·      Titolo della rivista/quotidiano/periodico/opuscolo (tra virgolette cosiddette a sergente, «...»),

Giovanna Cordibella, Verso un classicismo europeo. Carducci e le origini della ricezione italiana di Hölderlin, «Studi e problemi di critica testuale», LXXV, 2007, pp. 97-117.

 

·      numero del volume (annata, in numero romano), anno, numero di fascicolo (in numero arabo)

Giovanna Cordibella, Verso un classicismo europeo. Carducci e le origini della ricezione italiana di Hölderlin,  «Studi e problemi di critica testuale», LXXV, 2007, pp. 97-117.

Se esiste un numero di serie, esso va indicato prima dell'annata, in numero romano

·      indicazione della/e pagina/e consultate: p./ pp.

Es.: Giovanna Cordibella, Verso un classicismo europeo. Carducci e le origini della ricezione italiana di Hölderlin,  «Studi e problemi di critica testuale», LXXV, 2007, pp. 97-117.

 

Capitoli di libri, saggi in miscellanee

·      Nome e Cognome dell’autore/i (per esteso; se gli autori sono due o tre, i nomi vanno separati da virgola; se più di tre, vanno omessi e la citazione inizia col titolo dell'edizione),

Giovanna Cordibella, Carducci e la cultura tedesca, in Emilio Pasquini, Vittorio Roda (a cura di), Carducci nel suo e nel nostro tempo, Bologna, Bononia University Press, 2009, pp. 355-383.

 

·      Titolo e Sottotitolo del capitolo o saggio,

Giovanna Cordibella, Carducci e la cultura tedesca, in Emilio Pasquini, Vittorio Roda (a cura di), Carducci nel suo e nel nostro tempo, Bologna, Bononia University Press, 2009, pp. 355-383.

in

·      Nome e Cognome dell’autore/i dell’opera collettiva (per esteso; se gli autori sono due o tre, i nomi vanno separati da virgola; se più di tre vanno omessi e la citazione iniza col titolo dell'edizione). Se ci sono uno o due curatori: Nome e Cognome del curatore/i (a cura di); in caso di più di due curatori, si cita il primo seguito dalla formula et al., esempio:

Giovanna Cordibella, Carducci e la cultura tedesca, in Emilio Pasquini, Vittorio Roda (a cura di), Carducci nel suo e nel nostro tempo, Bologna, Bononia University Press, 2009, pp. 355-383.

 

·      ·Titolo e Sottotitolo della miscellanea,

Giovanna Cordibella, Carducci e la cultura tedesca, in Emilio Pasquini, Vittorio Roda (a cura di), Carducci nel suo e nel nostro tempo, Bologna, Bononia University Press, 2009, pp. 355-383.

 

·      eventuale numero del volume dell’opera consultato: vol. seguito da cifra romana 

·      Luogo di edizione se nel libro non è indicato scrivere: s.l.

Giovanna Cordibella, Carducci e la cultura tedesca, in Emilio Pasquini, Vittorio Roda (a cura di), Carducci nel suo e nel nostro tempo, Bologna, Bononia University Press, 2009, pp. 355-383.

 

·       Editore,

·      Anno di edizione [se nel libro non è indicato scrivere: s.d. = senza data],

·      indicazione della/e pagina/e consultate: p./ pp..

 

 Modalità relative alla scrittura delle note: citazione di un’opera in nota

·       citata per la prima volta: valgono le indicazioni fin qui riportate.

·       già citata in precedenza:

a.     Nome (solo l’iniziale puntata) e Cognome (per esteso) dell’autore/i (nel caso, separati da una virgola), E se c’è un curatore, o ci sono più curatori: Nome (iniziale) e Cognome (per esteso) del curatore/i (a cura di),

b.     op. cit.,

c.     indicazione della/e pagina/e consultate: p./ pp.

Esempio:

 G. Cordibella, op. cit., p. 360.

 

·      citata immediatamente dopo una nota con la medesima opera:

      a. nello stesso luogo ma in p./pp. diversa/e: Ivi, p./pp.

      b. nello stesso luogo e nella/e stessa/e p./pp.: Ibidem o Ibid.

      c. se si cita lo stesso autore della nota precedente (con opera diversa): Idem / Id. per l'autore o Eadem / Ead. per l'autrice

5.2. Citazioni col sistema autore/data

È un metodo di riferimento bibliografico che consente di richiamare i libri e gli articoli citati direttamente nel corso del testo o nelle note, evitando così lunghe citazioni bibliografiche nelle note a piè di pagina.

Per ogni testo citato sono specificati solo il cognome dell’autore e l’anno di edizione; qualora vi siano varie opere dello stesso autore uscite nel medesimo anno, esse sono distinte con diversa lettera alfabetica, come negli esempi che seguono.

Nel corso del testo o in nota si troverà:

Eco 1968b: 54.

Eco 1968a: 36-78.

Eco 1969: 33.

 

I riferimenti bibliografici finali si presenteranno così:

Eco 1968a        Eco Umberto, La definizione dell’arte, Milano, Mursia, 1968.

Eco 1968b        Eco Umberto, La struttura assente, Milano, Bompiani, 1968.

Eco 1969          Eco Umberto, Le strutture narrative in Fleming, in L’analisi del racconto, Milano, Bompiani, 1969.

Sono possibili variazioni nei dettagli, da concordare col proprio relatore.

 

Citazioni bibliografiche, nel testo e nelle note

Quando la citazione si ricollega all’autore citato, il cognome va seguito, tra parentesi, da anno di pubblicazione del saggio, due punti, spazio e numero della pagina. Ad esempio:

come sostiene Migliorini (1960: 47), la linguistica si occupa di [...]

 

Altrimenti, quando ci si riferisce direttamente a un’opera: cognome dell'autore, seguito da anno di pubblicazione del saggio, seguito da due punti, spazio e numero della pagina, ad esempio:

cfr. Migliorini 1960: 47-53

 

Per più citazioni di opere di uno stesso autore apparse nello stesso anno, far seguire l'indicazione dell'anno da a, b, c, ecc, ad esempio:

cfr. Grassi 1966a: 234-236; 1966b: 57.

 

Indicare sempre il riferimento alle pagine della citazione. Evitare una formulazione del tipo:

Migliorini (1948: passim). Riservare la notazione Migliorini 1948 per i riferimenti all'intera opera.

 

6. Abbreviazioni più consuete da usare in nota o nel testo

Anon.           Anonimo

art.                articolo (per articoli di Legge)

c.                   carta (plurale: cc.)

cap.               capitolo (plurale: capp.)

cfr.                confrontare, vedere anche, riferirsi a

ed.                 edizione

fasc.              fascicolo

fig.                figura (plurale: figg.)

infra.             vedi sotto

supra            vedi sopra

loc. cit.          luogo citato

MS               manoscritto (plurale: MSS)

N.B.              nota bene

n.s.                nuova serie

n.                  numero (plurale: nn.)

passim          qua e là (quando non ci si riferisce a un luogo preciso del testo)

p.                  pagina (plurale: pp.)

par.               paragrafo (plurale: parr.); anche: §

r                    recto

v                    verso 

r.                    riga (plurale: rr.)

s.d.                senza data (di edizione)

s.l.                 senza luogo (di edizione)

s.a.                senza anno di stampa

s.e.                senza indicazione di editore

seg.               seguente (plurale: segg.)

sez.               sezione

sic                 così (scritto così proprio dall’autore che viene citato)

NdA             nota dell’autore (di solito tra parentesi quadre)

NdT              nota del traduttore (di solito tra parentesi quadre)

NdC              nota del curatore (di solito tra parentesi quadre)

NdR              nota del redattore

tab.                tabella

tav.                tavola

trad.              traduzione (anche: tr.)

v.                  verso di poesia (plurale: vv.)

vol.               volume (plurale: voll.)

t.                    tomo (plurale: tt.)

s. v.               sub voce, sotto la voce, alla voce di dizionario o enciclopedia

Molte abbreviazioni sono poi legate alla tradizione delle diverse discipline. Sarà compito del relatore fornire approfondimenti al riguardo.

 

7. Segni più consueti da usare nel testo e in nota

[...]                  segnalazione di omissione o taglio di una parte del testo che si cita Se questo segno compare all’interno del testo, vuol dire che lo scrivente ha riportato brani da un testo originale apportandovi di tagli

«…»             virgolette caporali: devono essere usate per segnalare una citazione all’interno del testo o per indicare il titolo della rivista/quotidiano/periodico/opuscolo

Esempio:

«Se il Petrarca avesse avuto piena e chiara coscienza della sua malattia […] avremmo la tragedia dell’anima, come Dante ne concepì la tragedia»

Amedeo Quondam, Petrarca, l’italiano dimenticato, Milano, Rizzoli, 2004, p. 262

 

“…”              virgolette alte doppie o tonde: devono essere usate per:

a. segnalare l’uso del discorso diretto;

b. quando si desidera enfatizzare un termine o una frase;

c. per citare titoli e sottotitoli di testi contenuti in opere collettive;

d.  per citare internamente a frasi già incluse in virgolette caporali («...  “  ”  ...»)

 

 ‘…’              virgolette alte singole: vanno usate al posto delle virgolette doppie quando si trovano in un testo che è già racchiuso tra virgolette doppie

 

 [  ]                parentesi quadre: per segnalare all’interno di un testo non originale (cioè citato) una qualsiasi intromissione dello scrivente

corsivo          da utilizzare nel momento in cui compaiono nel testo termini stranieri (rispetto all’italiano) o in latino/greco, nonché quando sono citati 

8. Riferimenti bibliografici e sitografia finali

Indipendentemente dal metodo usato, i riferimenti bibliografici finali vanno redatti in ordine alfabetico per cognome dell’autore / per titolo di miscellanea.

Se ci sono più edizioni dello stesso autore esse vanno indicate in ordine cronologico di edizione dalla più vecchia alla più recente.

È consigliabile suddividere i riferimenti bibliografici in sezioni che comprendono fonti primarie (testi e fonti inedite) e letteratura critica (secondaria).

Oltre alla bibliografia la tesi può contenere un elenco di indirizzi web consultati, da disporre in ordine alfabetico (Sitografia). Si veda sezione 9.

Altre partizioni possono dipendere dalle specificità delle discipline e vanno concordate col relatore.

9. Citazioni di pagine web

Nella tesi, le citazioni dal web possono essere di vario genere.

Si può citare semplicemente un sito di riferimento, ad esempio http://www.archive.org/index.php

Si può citare un articolo tratto da un sito web:

Maurizio Boscarol, “Che cos’è l’usabilità dei siti Web”, 30/11/2000, http://www.usabile.it/012000.htm

Occorre inserire la data di ultima consultazione della risorsa (ultima consultazione: gg.mm.aaaa)

 

10. Casi particolari

Qualora fosse necessario citare fonti informative di tipo particolare (codici manoscritti, fondi archivistici, lettere manoscritte, manifesti pubblicitari, fonti musicali, cataloghi, etc.) occorre sempre concordare con il proprio relatore l’uso citazionale, spesso specifico per ciascun settore di studi e per ogni particolare disciplina.